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sabato 10 gennaio 2009

Le Amnesie di Sandulli, la Condanna Etica e la Juve Simpatica

Continuano senza sosta le reazioni alla sentenza sul processo GEA.
È la volta di Piero Sandulli, presidente della Corte Federale della FIGC all'epoca delle sentenze sportive dell'estate 2006.
Intervistato da La Stampa sugli effetti che potrebbe avere una assoluzione di Moggi al processo di Napoli sulle sentenze sportive dell'estate 2006 Sandulli risponde

La Juventus fini in B a -17, la Fiorentina in A a -19, la Lazio in A a -11, il Milan in A a -8 e su molti presidenti e dirigenti di club si abbatterono pesanti pene. Se, da Napoli, il quadro dovesse uscire molto più ridimensionato, che conclusioni dovremmo tirare sullo scandalo mai visto nel nostro pallone?
«Nessuno se non quello di accettare con la massima serenità quelle che saranno le sentenze penali su tutta la vicenda. Ripeto: la giustizia sportiva ha tempi e norme di comportamento che in aule di tribunale non sportive possono anche non rappresentare un reato penale, ma ciò non toglie niente alle nostre sanzioni».

La Calciopoli così come è uscita dai gradi di giustizia sportiva non si tocca, dunque?
«Mi sembra ovvio. Le faccio un esempio concreto. Quando scoppiarono i casi scommesse degli anni Ottanta ci furono squadre, penso al Milan, che finirono in serie B. La giustizia ordinaria successivamente prese una strada diversa perché non emerse niente, ma i rossoneri furono retrocessi e in B andarono perché per chi vive nel mondo del calcio avevano fatto cose che non si possono fare».

Sandulli dice che esistono comportamenti che possono essere punibili per la giustizia sportiva e possono non essere punibili per la giustizia ordinaria.
Questo non è sempre vero.
Ad esempio all'illecito sportivo corrisponde il reato di frode sportiva in ambito penale.
È chiaro che se un tribunale ordinario riconosce che non c'è mai stata frode sportiva questo non può che significare che non c'è mai stato alcun illecito sportivo.

Sandulli, a conferma della sua tesi, dice che anche nel calcioscommesse degli anni 80 ci furono sentenze diverse tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria. Allora la giustizia sportiva condannò calciatori, dirigenti e società mentre la giustizia ordinaria assolse tutti.
Sandulli dimentica però di dire perché la giustizia ordinaria assolse tutti.
La giustizia ordinaria assolse tutti i condannati dalla giustizia sportiva perché non c'era una legge dello Stato che vietava quei comportamenti. Ecco il motivo della differenza di valutazione di allora tra la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria.
Non c'era una legge, ma adesso quella legge c'è. Per la precisione c'è dal 1989.
Ed è la legge che ha introdotto la "frode sportiva", la legge n° 401 del 1989.
Quindi adesso quei comportamenti di allora, qualora un tribunale ordinario ne ravvisasse la sussistenza, verrebbero puniti anche dalla giustizia ordinaria.
Quindi non è completamente esatto dire che la giustizia sportiva è diversa da quella ordinaria e che un comportamento sanzionato dalla giustizia sportiva non è sanzionato dalla giustizia ordinaria.

Se dal processo che si terrà a Napoli dovesse emergere che non ci fu mai frode sportiva, quella sentenza non potrebbe non avere effetti sulle sentenze sportive dell'estate 2006.
Di più, smentirebbe quelle sentenze.

Intervistato anche da Tuttosport spiega le sentenze sportive dell'estate 2006.

Punim­mo la violazione di norme interne, nel 2006. In fondo anche noi, nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudi­ni, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. E’ stata una condanna etica. Il proces­so penale valuta altre cose.

Condannare una società alla retrocessione, revocare due scudetti, uno dei quali donato alla società terza classificata (a più di 10 punti di distanza), e produrre danni per centinaia di milioni di euro.
Tutto questo non per degli illeciti, ma per delle cattive abitudini?
Interessante poi sapere che quella è stata la prima, e certamente l'ultima, condanna etica nel mondo del calcio.
Non si hanno infatti notizie di condanne etiche per altri comportamenti come, tra gli altri, i passaporti falsi (addirittura le patenti di guida false), i bilanci falsi, le fidejussioni false, il regalare rolex ad arbitri, guardalinee e dirigenti federali, iscriversi al campionato grazie a bilanci falsi.
Per questi comportamenti non c'è mai stata alcuna condanna etica.
Peccato che Sandulli non ne abbia spiegato il motivo, e peccato che l'intervistatore non l'abbia chiesto.

Quei comportamenti stravolgevano il con­cetto decoubertiniano


Perché presentare false fidejussioni, iscriversi al campionato grazie a bilanci falsi, regalare rolex ad arbitri e guardalinee sono tutti comportamenti in linea con il con­cetto decoubertiniano?


Se a Napoli non arriva la condanna?
«Non so se è penalmente rilevante quel ti­po di frequentazione di Moggi, ma è violazione dell’articolo 1. E l’illecito associativo che non esisteva, era una falla nel sistema giuridico, è stato da noi introdotto. Ai tifosi ripeto che per me la giustizia penale e quel­la sportivo sono cose diverse»


Violazione dell'articolo 1? Le sentenze a carico della Juve e di Moggi sono state emesse per la presunta violazione dell'articolo 6 (illecito sportivo).
Tanto più che non è mai successo nella storia del calcio che a società e dirigenti siano state comminate pene così pesanti solo per delle violazioni dell'articolo 1.
Interessante quindi sapere da Sandulli che quelle cose andavano valutate come violazione dell'articolo 1 e non dell'articolo 6.
Altrettanto interessante sapere che la CAF prima e la Corte Federale poi hanno introdotto un "reato sportivo" che non esisteva prima: l'illecito associativo.
Una "legge sportiva" ad hoc, ad personam, per poter condannare Moggi e la Juventus.
Juventus che adesso è più simpatica

«Io, a distanza di due anni, rivedo la Ju­ve lottare per il vertice: sono il patrimonio culturale del calcio italiano e anche più sim­patici ora»

e di questo potranno essere contenti gli attuali proprietari e dirigenti della Juve che hanno sempre indicato la simpatia come uno dei principali, se non l'unico, obiettivo da raggiungere.

Quanto ai tifosi, credo che oggi pen­sino che non c’è quel qualcosa sotto di cui si chiacchierava, esacerbandosi, nei bar dai tempi dei centimetri di Turone

A questa pia illusione di Sandulli ha risposto qualche giorno fa la vedova dell'ex presidente della roma franco sensi che riferendosi al campionato 2007/2008, vinto dall'inter nell'anno del suo centenario, ha dichiarato


«La Roma meritava lo scudetto. Ma c'era un centenario da onorare e da rispettare, però. Così è stato»


Concetto confermato qualche giorno dopo dal capitano della roma totti


Ha ragione Maria Sensi. L'anno scorso i nerazzurri non meritavano lo scudetto. Meritavamo di vincere noi e che invece a causa di qualche "piccolo episodio" (lo scudetto, ndr) è andato all'Inter


Chiudiamo infine ricordando le parole proprio di Sandulli in una intervista di qualche tempo fa rilasciata a il romanista e ripresa dal Corriere della Sera in riferimento al campionato 2004/2005, quello oggetto di indagine.

«Non ci sono stati illeciti. Il campionato (2004/2005, ndr) era regolare»
«Il campionato 2004/2005 non è stato falsato - afferma - L'unico dubbio potevamo averlo su quella strana partita tra Lecce e Parma, una sfida che abbiamo visto e rivisto. Non si può dire però che è stato falsato il campionato.»

venerdì 9 gennaio 2009

Un terreno, edificabile, ti allunga la vita

Secondo gli accordi con Unicredit Italpetroli, la holding della famiglia Sensi che controlla indirettamente (attraverso la Roma 2000 s.r.l.) la A.S.Roma, avrebbe dovuto pagare 130 milioni di euro, parte del debito di 374 milioni di euro, ad Unicredit entro il 31 dicembre del 2008.
Una cifra consistente.
Fortunatamente per i sensi il comune di roma, con walter veltroni sindaco, trasformò nell'aprile del 2006 dei loro terreni a Torrevecchia da agricoli ad edificabili, moltiplicandone, evidentemente, il valore.
Tant'è che adesso i sensi possono cedere questi terreni (attualmente periziati a 99 milioni di euro) per coprire parte dei debiti.
La situazione debitoria dei Sensi, e della A.S. Roma, parte comunque da lontano.
Già nel 2003, ad esempio, Repubblica scriveva di un indebitamento della Roma per 334 milioni di euro, pari a 3,7 volte il valore di Borsa della società o a 10 volte il patrimonio netto. Pochi giorni dopo il Corriere della Sera scriveva che la società di revisione Grant Thornton aveva negato la certificazione al bilancio al 30 giugno della A.S. Roma.
Bisogna però sottolineare che tutto questo non ha impedito alla A.S. Roma di essere regolarmente iscritta al campionato di serie A.
Una grossa mano ai conti della Roma è venuto anche grazie a Calciopoli. Infatti con la Juve in serie B e con il Milan penalizzato la Roma ha potuto usufruire per svariati anni della qualificazione in Champions League, che ha portato tanti soldi nelle casse giallorosse.
Da ricordare infatti che nella stagione 2005/2006 la Roma si era qualificata per la coppa UEFA e grazie alle penalizzazioni inflitte a Juve e Milan potè entrare in Champions League, e negli anni successivi usufruì delle debolezze di Juve e Milan, derivanti da Calciopoli, per qualificarsi in Champione League.

E non ci vogliono stare

Molti commenti, come era prevedibile, alla sentenza di ieri che ha assolto Moggi dall'accusa di associazione a delinquere.
Alcuni non l'hanno presa bene, e anche questo in fondo era prevedibile.
Hanno passato anni a scrivere (sprecare inchiostro e carta?) di associazioni a delinquere che governavano il calciomercato ed il calcio e adesso si ritrovano con un pugno di mosche in mano.
Certo, ci si poteva attendere degli articoli di scuse, ma considerando cosa è la maggior parte del giornalismo, italiano in particolare, in fondo non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso.
Ed ecco quindi gli articoli in stile "rosicatio".
Chi scrive di omertà dei calciatori, chi di differenza tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, chi continua a scrivere che il sistema Moggi esisteva e che addirittura la sentenza di ieri (che certifica la non esistenza di alcuna associazione a delinquere) ne è la conferma.
Un livore, un rosicamento, molto mal nascosto.

giovedì 8 gennaio 2009

Facchetti parlava con gli arbitri?

Qualche anno fa in una intervista l'ex arbitro De Santis disse di aver ricevuto, quando era ancora arbitro, dall'allora presidente dell'inter Giacinto Facchetti «numerose telefo­nate, alcune con toni al limi­te del lecito».
In una recente intervista rilasciata al corriere dello sport il figlio dell'ex presidente dell'inter Facchetti dichiara:
Suo padre non faceva te­lefonate agli arbitri?
«Penso che ne facesse, come tutti i dirigenti, ma è importante vedere cosa di­cesse lui e cosa gli altri. Nè mio padre né l'Inter hanno tramato contro qualcuno, calciopoli è nata per caso, da un'indagine su scommesse clandestine. Altro che telefo­nate al limite del lecito, De Santis mente sapendo di mentire. Altrimenti non avrebbe tirato fuori le sue verità dopo tanto tempo».

Il 20 maggio del 2006 il Corriere della Sera pubblica lo stralcio di una intercettazione telefonica, disposta dalla Procura di Torino, tra l'allora presidente dell'Inter Giacinto Facchetti e uno dei due designatori arbitrali del tempo, Pierluigi Pairetto:

Anche il presidente dell'Inter Facchetti parlava al telefono con il designatore Pairetto.
L'intercettazione è della Procura di Torino: il 15 settembre 2004 al centro della conversazione ci sono gli arbitri di Champions League e alcune tessere dell'Inter per Pairetto.
Facchetti: «E li han già deciso poi per le prossime partite?».
Pairetto: «Sì, sulla seconda c'è Meier eh... poi ok».

Facchetti: «La terza è con l'Anderlecht».
Pairetto: «Non allora aspetta te lo.. ce l'ho di là infatti ho fatto mettere Meier, no allora è la seconda perché era la partita importante».
Facchetti: «Eh si perché dovrebbe essere».
Pairetto: «Allora dovrebbe essere quella adesso te... lo vado a prendere e te lo dico subito perché avevo fatto mettere Meier appunto perché è un arbitro molto affidabile. Lì a Valencia è un ambientino... bello tosto».
Facchetti: «Fammi sapere grazie».
Pairetto: «Le tessere invece le hai già...».
Facchetti: «Sì le tessere sono arrivate talmente in ritardo voi preferite mandarle a ritirare magari?».

In precedenza, nel 2003, l'allora vicepresidente dell'Inter Facchetti era stato inibito per due settimane e gli era stata comminata una ammenda di 5 mila euro dalla giustizia sportiva «perché, quale dirigente non inserito in distinta e non autorizzato ad accedere allo spogliatoio arbitrale, rientrava durante l' intervallo e, rivolgendosi ad un assistente, gli chiedeva conto, in modi non rispettosi del ruolo di quest' ultimo, di una segnalazione; poi, uscendo dallo spogliatoio, pronunciava in tono polemico le parole. "adesso capisco tutto, ci penso io" così realizzando, complessivamente, una condotta di oggettivo disturbo nei confronti degli ufficiali di gara, prima della conclusione della medesima».
Da ricordare inoltre, sempre nel 2003, l'incontro tra l'allora presidente dell'Inter facchetti e l'allora arbitro Daniele Nucini. Qualche tempo dopo alcuni detective indagarono sull'allora arbitro Massimo De Santis (senza trovare nulla di particolare), sul calciatore Christian Vieri, eccetera....

lunedì 29 dicembre 2008

I due alieni

Uno degli avvocati di Luciano Moggi, Paco d'Onofrio, risponde, il 28 dicembre del 2008, alle domande del giornalista Ravezzani nel corso della trasmissione "Confessioni di Calcio": "Io con malizia leggo un dato, se la Juventus avesse, come avrebbe dovuto, perpetrare la propria difesa, far valere le proprie ragioni, le ragioni della storia di una società, avrebbe in realtà difendendo se stessa difeso la vecchia dirigenza. E questo credo che sia l'ultimo degli obiettivi della nuova dirigenza della Juventus. Lo ha dimostrato in quel caso (il processo sportivo, ndr), e lo sta dimostrando ancora adesso.
Io in tutti i processi che sto celebrando, per difendere Moggi, ho sempre al mio fianco l'avvocato della Juventus. Sembriamo due alieni, cioè, due che vedono tutto in modo diametralmente opposto. Io cerco ogni volta di difendermi nel merito e anziché avere un partner ho un oppositore. Cioè, uno che dice o il contrario di quello che io dico o chiede, cosa che è avvenuta sempre, il patteggiamento. Palesando un atteggiamento, come dire, totalmente adesivo nei confronti della federazione. La federazione mi condanna a 300 mila euro di multa per le SIM svizzere a causa di Moggi? pago 300 mila euro ma non spendo una parola a difesa della Juventus, perché difendendo la Juventus difendo la vecchia dirigenza. Questo è un paradosso che i tifosi dovrebbero conoscere".


domenica 21 dicembre 2008

Il Codice Etico e la Nuova Juve

14 Giugno 2006, a torino viene presentato il nuovo CdA della nuova Juve.
Il nuovo proprietario della nuova società John Elkann parla di quella che fu la Juve:
"Oggi voltiamo pagina dopo quello che abbiamo appreso nelle scorse settimane e che rappresenta un capitolo triste nella storia della Juventus. Ci sono stati comportamenti riprovevoli e noi dobbiamo ripartire dalla serietà con due obiettivi, fare chiarezza e dare stabilità e prospettive", e detta la linea che la nuova società dovrà seguire nei processi sportivi che cominceranno dopo qualche giorno: "La serie B? E' ancora presto per dirlo, ma siamo sereni e accetteremo ogni tipo di giudizio, saremo pronti a ricominciare". E si annuncia la prossima stesura di un codice etico per la nuova Juve.
Queste parole ed il successivo comportamento tenuto nei processi sportivi hanno fatto credere a molti che ci sia stata la precisa volontà di chiudere, a qualsiasi costo, con la Juve per fondare una "nuova" Juve.
La sensazione è infatti che nelle stanze dei bottoni della Juventus, allo stato attuale, ci si preoccupi di gettare le basi per una radicale pulizia, più che della remota ipotesi di un eventuale periodo di purgatorio da scontare magari nella serie cadetta. Insomma, meglio pensare a rifarsi in fretta un'immagine senza macchia che preoccuparsi di traguardi sportivi imminenti, come la terza stella che Gianni Agnelli avrebbe tanto desiderato.
Una nuova Juve che dovrebbe basarsi su "valori etici". Accettare ogni tipo di giudizio, la serie B, i due scudetti revocati. Pur di avere una nuova Juve etica.

Il 20 Dicembre del 2008 l'inter vince la partita contro il siena grazie ad un goal di maicon a pochi minuti dalla fine.
Il goal è viziato da un evidente fuorigioco (di qualche metro) di maicon.



Il giorno dopo il presidente della nuova Juve Cobolli Gigli intervistato da Sky, prima dell'inizio della partita Atalanta-juve, in merito a questo goal in fuorigioco dichiara, in barba al celebratissimo codice etico, ''Al momento del secondo gol Maicon era in fuorigioco, ma lo dicono tutti e io non devo fare commenti, perche' Collina e' in grado di fare il suo mestiere. In questi ultimi tre anni il mio maestro e' stato Giampiero Boniperti, che mi ha spiegato che le partite e' meglio vincerle sempre e in qualsiasi momento, anche all'ultimo minuto e anche per fuorigioco. So che non e' un discorso molto sportivo ma e' molto pragmatico, e nel calcio ci vuole anche questo''.
Ironia della sorte la Juve vince la partita contro l'Atalanta, e a sbloccare il risultato Del Piero su assist di Marchionni che era in chiara posizione di fuorigioco.

mercoledì 17 dicembre 2008

"Vogliono far fuori tutti"

Nei primi giorni di Maggio 2006 cominciano ad essere pubblicate sui vari giornali alcune intercettazioni telefoniche disposte dalla procura di Torino prima e dalla procura di Napoli poi.
In una di queste intercettazioni Alessandro Moggi parla con il padre Luciano.

Alessandro Moggi: «...io l’altro giorno, tu prendila come informazione, poi, io non lo so, mi sono rivisto con Preziosi (ex presidente del Genoa, ndr), come sempre capita»
Luciano Moggi: «Uhm»
A. Moggi: «Mi ha incominciato a fare tutto un discorso, il calcio come cambia, bisogna stare attenti di qua, di là, Carraro, Galliani, poi mi fa, non vi fidate di Montezemolo. Dico perché? Perché io ho sentito una conversazione alla Juve, vogliono fare fuori tutti, rimane solo Giraudo»
L. Moggi: «Sì, ma questa è una cazzata»
A. Moggi: «Io te lo dico come cosa, siccome molte volte Preziosi è negli ambienti di questo genere qui, lui c’è dentro»
L. Moggi: «Non c’è mai»
A. Moggi: «Bé, pa’, io te lo dico perché, insomma...»
L. Moggi: «È esattamente il contrario».

L'Assenza

Nei primi giorni di Maggio 2006 cominciarono ad uscire, pubblicate dai vari giornali, alcune delle intercettazioni telefoniche disposte dalla procura di Torino, che aveva poi archiviato l'indagine.
Il 5 Maggio i dirigenti della Juventus si difendono in una conferenza stampa convocata subito dopo l'uscita delle prime intercettazioni.
Il 12 Maggio si dimette l'intero Consiglio di Amministrazione della Juventus.
Luciano Moggi si dimette il 14 Maggio al termine della partita Reggina-Juventus, ultima di campionato, giocata sul campo neutro di Bari.
Da questo momento la Juventus rimane senza dirigenza.
Intanto sui media (giornali, radio, tv) vengono proposte e riproposte le intercettazioni. Intercettazioni che non riguardano solo la Juve. Vengono intercettati molti dirigenti di società e della FIGC. Le altre società coinvolte dalle indagini sono la Fiorentina, la Lazio ed il Milan (più in là sarà coinvolta nelle indagini anche la Reggina).
Le dirigenze e i proprietari di queste società intervengono sui media per manifestare la propria innocenza.

Il 13 Maggio interviene il proprietario della Fiorentina Diego della Valle: "La Fiorentina è stata vittima".

Il 13 Maggio interviene il vicepresidente del Milan Adriano Galliani: "Non abbiamo fatto nulla".
Successivamente il 24 Maggio il legale del Milan, avv. Cantamessa, dichiara che "Il ruolo del Milan è quello di vittima e perciò per il Milan non ci sono state, non ci sono e non ci saranno conseguenze". Il 23 giugno è la volta del presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che dichiara "Il Milan è assolutamente estraneo allo scandalo, penalmente e moralmente. Il risultato dimostra che non c’è stato nessun favore da parte arbitrale. Adriano Galliani è la persona più onesta e trasparente con cui ho lavorato."
Il 4 Luglio interviene nuovamente Galliani che in un comunicato dichiara "L'Ac Milan si ribella alla campagna di stampa organizzata nei suoi confronti e ispirata da motivi che non attengono esclusivamente al diritto-dovere di informazione", e ancora "La finalità di questa disinformazione è manifesta. Si intende trasferire il processo e le relative valutazioni alla piazza, sforzandosi di generare parallelamente un concerto di suggestioni maliziose in chi deve indagare e in chi deve decidere".

Il 18 Maggio il presidente della Lazio Lotito invia un messaggio alla Consob in cui scrive che "ne' la società ne' alcun suo rappresentante hanno mai posto in essere comportamenti finalizzati ad alterare le competizioni sportive, ottenere favoritismi non dovuti o decisioni arbitrali illecite", inoltre "non vi sono i presupposti che possano determinare la sanzione sportiva della retrocessione della Lazio in serie B".
Successivamente, il 31 Maggio dopo l'interrogatorio a Napoli il presidente della Lazio Lotito dichiara che "Saremo in grado di dimostrare che quello che ci imputano sono cose non in linea con la realtà".

Per quanto riguarda la Juventus, dopo la conferenza stampa, della ormai ex dirigenza, convocata subito dopo l'uscita delle intercettazioni, non si hanno più interventi di quel tipo.
Nei 34 giorni tra le dimissioni del vecchio CdA e il varo del nuovo CdA si nota l'Assenza di dirigenti e proprietari della Juventus.
Non si hanno notizie di interventi simili a quelli dei dirigenti e/o proprietari delle altre società coinvolte nelle indagini.

Il 14 Giugno, dopo 34 giorni dalle dimissioni del precedente CdA, si insedia il nuovo CdA.
Durante questi 34 giorni viene portata avanti dai media, indisturbati, la campagna sull'esistenza di un "Sistema Juve".
Il giorno dopo, il 15 Giugno, due settimane prima dell'inizio dei processi sportivi, il Corriere dello Sport titola "La Juve accetta la B".

Intanto il 29 Giugno parte il processo sportivo davanti alla CAF che condannerà la Juve alla retrocessione in serie B, e alla revoca di due scudetti.
Sentenza poi sostanzialmente confermata (con una riduzione nei punti di penalizzazione) dalla Corte Federale.
Il 27 Luglio intervistato da Repubblica il giudice della Corte Federale Mario Serio dichiara riguardo alla sentenza della Corte Federale "Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo. Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d'onda".

Quel sentimento collettivo creato dai giornali durante quei giorni.
Quei giorni in cui si è notata l'Assenza della Juventus.

martedì 16 dicembre 2008

La nuova Juve patteggia di nuovo

Come era stato previsto da diverse fonti la Juventus, indagata come persona giuridica dalla procura di torino nell'ambito delle inchieste sulle plusvalenze e difesa dall'avv. zaccone, ha chiesto di patteggiare una pena pecuniaria di 70mila euro. La richiesta è stata avanzata dal legale della Juventus, avv. zaccone, nell'udienza preliminare che si è svolta ieri. L'accusa non si è opposta a questa richiesta. Richiesta che deve adesso essere valutata dal gup.
Gli ex dirigenti della Juve, invece, intendono difendersi fino in fondo.

Nel fascicolo di questa inchiesta è presente anche una querela della Juventus, per eventuali danni patrimoniali arrecati alla società. Secondo quanto dichiarato dall'avv. zaccone "Il procuratore aggiunto Bruno Tinti ci ha segnalato che possono emergere profili di infedeltà patrimoniale dalle indagini e chiesto che cosa intendevamo fare. La querela è stata la nostra risposta. Se a fine inchiesta di quei profili si avrà la conferma la società li perseguirà".

Con la richiesta avanzata ieri sono due i patteggiamenti richiesti dalla nuova Juventus, nata nell'estate del 2006. L'altro riguardava la cosidetta "calciopoli 2". A questi due patteggiamenti va aggiunto quello che secondo alcuni è stato un patteggiamento e che riguarda la cosidetta "calciopoli".
Da notare comunque come le richieste di patteggiamento effettuate dall'attuale Juventus siano relative ad inchieste che riguardano presunte irregolarità compiute non dall'attuale gestione, ma dalla precedente gestione. Da notare anche che nessuno dei dirigenti della precedente gestione ha mai avanzato richieste di patteggiamento nei procedimenti in cui lo ha fatto la Juventus (ne' lo ha mai fatto in altri procedimenti, ne' ha mai ritirato ricorsi presentati), anzi si sono sempre proclamati innocenti rispetto alle accuse che venivano loro rivolte.