Secondo gli accordi con Unicredit Italpetroli, la holding della famiglia Sensi che controlla indirettamente (attraverso la Roma 2000 s.r.l.) la A.S.Roma, avrebbe dovuto pagare 130 milioni di euro, parte del debito di 374 milioni di euro, ad Unicredit entro il 31 dicembre del 2008.
Una cifra consistente.
Fortunatamente per i sensi il comune di roma, con walter veltroni sindaco, trasformò nell'aprile del 2006 dei loro terreni a Torrevecchia da agricoli ad edificabili, moltiplicandone, evidentemente, il valore.
Tant'è che adesso i sensi possono cedere questi terreni (attualmente periziati a 99 milioni di euro) per coprire parte dei debiti.
La situazione debitoria dei Sensi, e della A.S. Roma, parte comunque da lontano.
Già nel 2003, ad esempio, Repubblica scriveva di un indebitamento della Roma per 334 milioni di euro, pari a 3,7 volte il valore di Borsa della società o a 10 volte il patrimonio netto. Pochi giorni dopo il Corriere della Sera scriveva che la società di revisione Grant Thornton aveva negato la certificazione al bilancio al 30 giugno della A.S. Roma.
Bisogna però sottolineare che tutto questo non ha impedito alla A.S. Roma di essere regolarmente iscritta al campionato di serie A.
Una grossa mano ai conti della Roma è venuto anche grazie a Calciopoli. Infatti con la Juve in serie B e con il Milan penalizzato la Roma ha potuto usufruire per svariati anni della qualificazione in Champions League, che ha portato tanti soldi nelle casse giallorosse.
Da ricordare infatti che nella stagione 2005/2006 la Roma si era qualificata per la coppa UEFA e grazie alle penalizzazioni inflitte a Juve e Milan potè entrare in Champions League, e negli anni successivi usufruì delle debolezze di Juve e Milan, derivanti da Calciopoli, per qualificarsi in Champione League.
venerdì 9 gennaio 2009
Intercettazioni, indagato ex comandante dei Ros
Nei giorni scorsi il pm milanese Luigi Civardi ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex comandante dei Ros di Milano Mario Mettifogo con l'accusa di rivelazione di segreti d’ufficio.
La vicenda riguarda delle telefonate intercettate tra un pregiudicato, Domenico Brescia, e alcuni esponenti dell'inter, tra cui l'ex allenatore roberto mancini, il suo vice Mihajlovic e alcuni giocatori come Materazzi e Zanetti.
Il contenuto di alcune di quelle telefonate furono pubblicate da diversi giornali subito dopo la fine del campionato.
Secondo la procura di milano a passare il testo delle intercettazioni ai giornali fu il comandante dei Ros Mettifogo.
La vicenda riguarda delle telefonate intercettate tra un pregiudicato, Domenico Brescia, e alcuni esponenti dell'inter, tra cui l'ex allenatore roberto mancini, il suo vice Mihajlovic e alcuni giocatori come Materazzi e Zanetti.
Il contenuto di alcune di quelle telefonate furono pubblicate da diversi giornali subito dopo la fine del campionato.
Secondo la procura di milano a passare il testo delle intercettazioni ai giornali fu il comandante dei Ros Mettifogo.
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E non ci vogliono stare
Molti commenti, come era prevedibile, alla sentenza di ieri che ha assolto Moggi dall'accusa di associazione a delinquere.
Alcuni non l'hanno presa bene, e anche questo in fondo era prevedibile.
Hanno passato anni a scrivere (sprecare inchiostro e carta?) di associazioni a delinquere che governavano il calciomercato ed il calcio e adesso si ritrovano con un pugno di mosche in mano.
Certo, ci si poteva attendere degli articoli di scuse, ma considerando cosa è la maggior parte del giornalismo, italiano in particolare, in fondo non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso.
Ed ecco quindi gli articoli in stile "rosicatio".
Chi scrive di omertà dei calciatori, chi di differenza tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, chi continua a scrivere che il sistema Moggi esisteva e che addirittura la sentenza di ieri (che certifica la non esistenza di alcuna associazione a delinquere) ne è la conferma.
Un livore, un rosicamento, molto mal nascosto.
Alcuni non l'hanno presa bene, e anche questo in fondo era prevedibile.
Hanno passato anni a scrivere (sprecare inchiostro e carta?) di associazioni a delinquere che governavano il calciomercato ed il calcio e adesso si ritrovano con un pugno di mosche in mano.
Certo, ci si poteva attendere degli articoli di scuse, ma considerando cosa è la maggior parte del giornalismo, italiano in particolare, in fondo non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso.
Ed ecco quindi gli articoli in stile "rosicatio".
Chi scrive di omertà dei calciatori, chi di differenza tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, chi continua a scrivere che il sistema Moggi esisteva e che addirittura la sentenza di ieri (che certifica la non esistenza di alcuna associazione a delinquere) ne è la conferma.
Un livore, un rosicamento, molto mal nascosto.
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La Piovra che non c'è mai stata
Emessa ieri, 8 gennaio, la sentenza di primo grado nel processo cosiddetto "GEA" presso il tribunale di roma.
L'accusa sosteneva che Luciano Moggi, il figlio Alessandro, ed altri sarebbero stati responsabili di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite violenza e minaccia.
La GEA, la società di procuratori, sarebbe stata, secondo l'accusa rappresentata dall'attuale presidente dell'associazione nazionale magistrati luca palamara, una associazione a delinquere.
Il giudice fiasconaro ha assolto tutti gli imputati per questa accusa.
Ha condannato Luciano Moggi e Alessandro Moggi, rispettivamente a 1 anno e 6 mesi e a 1 anno e 2 mesi, per "violenza privata" nei confronti di alcuni calciatori.
Luciano Moggi avrebbe commesso "violenza privata" nei confronti dei calciatori blasi emanuele e amoruso nicola, Alessandro Moggi nei confronti di due calciatori russi.
Moggi che preannuncia ricorso in appello. Anche perché, ad esempio, blasi, interrogato in tribunale, aveva detto di non aver mai subito alcuna minaccia.
Smontato il teorema accusatorio che indicava in Moggi il controllore del calcio italiano tramite la GEA.
Ma il punto importante emerso da questa sentenza e che non potrà non avere effetti anche su altri procedimenti, passati e futuri, è che non è mai esistita alcuna associazione a delinquere.
L'accusa sosteneva che Luciano Moggi, il figlio Alessandro, ed altri sarebbero stati responsabili di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite violenza e minaccia.
La GEA, la società di procuratori, sarebbe stata, secondo l'accusa rappresentata dall'attuale presidente dell'associazione nazionale magistrati luca palamara, una associazione a delinquere.
Il giudice fiasconaro ha assolto tutti gli imputati per questa accusa.
Ha condannato Luciano Moggi e Alessandro Moggi, rispettivamente a 1 anno e 6 mesi e a 1 anno e 2 mesi, per "violenza privata" nei confronti di alcuni calciatori.
Luciano Moggi avrebbe commesso "violenza privata" nei confronti dei calciatori blasi emanuele e amoruso nicola, Alessandro Moggi nei confronti di due calciatori russi.
Moggi che preannuncia ricorso in appello. Anche perché, ad esempio, blasi, interrogato in tribunale, aveva detto di non aver mai subito alcuna minaccia.
Smontato il teorema accusatorio che indicava in Moggi il controllore del calcio italiano tramite la GEA.
Ma il punto importante emerso da questa sentenza e che non potrà non avere effetti anche su altri procedimenti, passati e futuri, è che non è mai esistita alcuna associazione a delinquere.
giovedì 8 gennaio 2009
Facchetti parlava con gli arbitri?
Qualche anno fa in una intervista l'ex arbitro De Santis disse di aver ricevuto, quando era ancora arbitro, dall'allora presidente dell'inter Giacinto Facchetti «numerose telefonate, alcune con toni al limite del lecito».
In una recente intervista rilasciata al corriere dello sport il figlio dell'ex presidente dell'inter Facchetti dichiara:
Il 20 maggio del 2006 il Corriere della Sera pubblica lo stralcio di una intercettazione telefonica, disposta dalla Procura di Torino, tra l'allora presidente dell'Inter Giacinto Facchetti e uno dei due designatori arbitrali del tempo, Pierluigi Pairetto:
In precedenza, nel 2003, l'allora vicepresidente dell'Inter Facchetti era stato inibito per due settimane e gli era stata comminata una ammenda di 5 mila euro dalla giustizia sportiva «perché, quale dirigente non inserito in distinta e non autorizzato ad accedere allo spogliatoio arbitrale, rientrava durante l' intervallo e, rivolgendosi ad un assistente, gli chiedeva conto, in modi non rispettosi del ruolo di quest' ultimo, di una segnalazione; poi, uscendo dallo spogliatoio, pronunciava in tono polemico le parole. "adesso capisco tutto, ci penso io" così realizzando, complessivamente, una condotta di oggettivo disturbo nei confronti degli ufficiali di gara, prima della conclusione della medesima».
Da ricordare inoltre, sempre nel 2003, l'incontro tra l'allora presidente dell'Inter facchetti e l'allora arbitro Daniele Nucini. Qualche tempo dopo alcuni detective indagarono sull'allora arbitro Massimo De Santis (senza trovare nulla di particolare), sul calciatore Christian Vieri, eccetera....
In una recente intervista rilasciata al corriere dello sport il figlio dell'ex presidente dell'inter Facchetti dichiara:
Suo padre non faceva telefonate agli arbitri?
«Penso che ne facesse, come tutti i dirigenti, ma è importante vedere cosa dicesse lui e cosa gli altri. Nè mio padre né l'Inter hanno tramato contro qualcuno, calciopoli è nata per caso, da un'indagine su scommesse clandestine. Altro che telefonate al limite del lecito, De Santis mente sapendo di mentire. Altrimenti non avrebbe tirato fuori le sue verità dopo tanto tempo».
Il 20 maggio del 2006 il Corriere della Sera pubblica lo stralcio di una intercettazione telefonica, disposta dalla Procura di Torino, tra l'allora presidente dell'Inter Giacinto Facchetti e uno dei due designatori arbitrali del tempo, Pierluigi Pairetto:
Anche il presidente dell'Inter Facchetti parlava al telefono con il designatore Pairetto.
L'intercettazione è della Procura di Torino: il 15 settembre 2004 al centro della conversazione ci sono gli arbitri di Champions League e alcune tessere dell'Inter per Pairetto.
Facchetti: «E li han già deciso poi per le prossime partite?».
Pairetto: «Sì, sulla seconda c'è Meier eh... poi ok».
Facchetti: «La terza è con l'Anderlecht».
Pairetto: «Non allora aspetta te lo.. ce l'ho di là infatti ho fatto mettere Meier, no allora è la seconda perché era la partita importante».
Facchetti: «Eh si perché dovrebbe essere».
Pairetto: «Allora dovrebbe essere quella adesso te... lo vado a prendere e te lo dico subito perché avevo fatto mettere Meier appunto perché è un arbitro molto affidabile. Lì a Valencia è un ambientino... bello tosto».
Facchetti: «Fammi sapere grazie».
Pairetto: «Le tessere invece le hai già...».
Facchetti: «Sì le tessere sono arrivate talmente in ritardo voi preferite mandarle a ritirare magari?».
In precedenza, nel 2003, l'allora vicepresidente dell'Inter Facchetti era stato inibito per due settimane e gli era stata comminata una ammenda di 5 mila euro dalla giustizia sportiva «perché, quale dirigente non inserito in distinta e non autorizzato ad accedere allo spogliatoio arbitrale, rientrava durante l' intervallo e, rivolgendosi ad un assistente, gli chiedeva conto, in modi non rispettosi del ruolo di quest' ultimo, di una segnalazione; poi, uscendo dallo spogliatoio, pronunciava in tono polemico le parole. "adesso capisco tutto, ci penso io" così realizzando, complessivamente, una condotta di oggettivo disturbo nei confronti degli ufficiali di gara, prima della conclusione della medesima».
Da ricordare inoltre, sempre nel 2003, l'incontro tra l'allora presidente dell'Inter facchetti e l'allora arbitro Daniele Nucini. Qualche tempo dopo alcuni detective indagarono sull'allora arbitro Massimo De Santis (senza trovare nulla di particolare), sul calciatore Christian Vieri, eccetera....
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